mercoledì 25 settembre 2013

Quando il Digital Divide diventa Social Divide

Il digital divide è un parolone che racchiude in sé diversi concetti in continua evoluzione. 

Si dice che il termine sia stato coniato nel 1995 da Moore, il quale lo usò per distinguere atteggiamenti di mancata euforia e pessimismo nei confronti della tecnologia.

Ai giorni nostri molti lo associano, semplicemente ed erroneamente, alla possibilità degli individui di connettersi ad Internet. Il significato, però, è ben più ampio perchè il divario a cui il termine in questione si riferisce, oltre ad essere strutturale (mancanza di connessione), è anche socio-economico.

In Italia l'indice che misura la percentuale di popolazione residente che non risulta coperta da servizi a banda larga da rete fissa e rete mobile è stato stimato, al 30/06/2013, pari al 4,0% (circa 2,370 milioni di cittadini, contro i circa 4,7 stimati a fine 2010). Il governo si sta attualmente impegnando ad azzerare questo indice entro il 2014. Diversi fondi, infatti, sono stati stanziati per creare le condizioni che permettano a tutti i cittadini italiani di connettersi ad Internet.
 
Per quanto sia rammaricato per il valore di questo indice, quello che mi spaventa maggiormente è, però, il divario sociale che affligge la nostra popolazione:
  • Solo il 17% effettua acquisti online, a fronte di una media europea del 45%.
  • Il  53% degli italiani (a fronte di una media europea del 70%) usa Internet regolarmente.
  • Il 37% (contro una media europea del 22%) non ha mai "navigato" online.
  • Meno del 60% delle famiglie possiedono un computer (fonte).
Siamo un Paese con una mentalità tutt'altro che giovane, questa non è una novità. Il problema è che, quando questa mentalità viene tramandata di generazione in generazione, è dura contrastare la convinzione che il Web sia uno strumento accessorio, piuttosto che uno strumento fondamentale.
Se la maggioranza degli imprenditori della filiera di PMI si rendessero conto del valore reale dei servizi e prodotti Web, si avrebbe un passo importante verso la fine del digital divide.
Molti - troppi - considerano ancora il Web come una perdita di tempo e soldi. Il momento di crisi del nostro Paese ha messo in ginocchio quasi l'intera popolazione, ma se si tagliano investimenti importanti come quelli legati al Web, non vedo come ci possa essere una ripresa.

Il Web è certamente un potente mezzo di supporto ed è tra gli investimenti  con il miglior rapporto risultati/costo. Un sito Internet non è un prodotto che bisogna richiedere perché il mercato lo impone, ma perché se progettato con attenzione e professionalità può davvero costituire il valore aggiunto di ogni business.

In conclusione, più che digital divide io lo chiamerei "social divide". Questo termine, infatti, descrive bene la spaccatura tra le aziende e i privati del nostro Paese e quella tra le aziende stesse, che hanno difficoltà nel comunicare e, quindi, cooperare.

Come agenzia Web, il nostro obiettivo è quello di creare sempre più consapevolezza, perché solo se si comprendono a pieno le potenzialità del Web, sarà possibile trarre un reale beneficio da esso, come singoli e come collettività.

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